Il grido degli imprenditori dell'alto Polesine
IL DRAGONE INGHIOTTE IL TESSILE <BASTA CON IL MERCATO SLEALE
 

Il comparto del tessile-abbigliamento sta attraversando anche in Alto Polesine un periodo congiunturale e strutturale di gravissima recessione. Da Melara a Occhiobello, diverse imprese stanno chiudendo i battenti, messe in ginocchio dalla concorrenza sleale. Ma sono ancora molte quelle che continuano ad operare in questo settore: salvaguardare la loro esistenza significa tutelare non solo il comparto artigiano, ma anche la manodopera femminile, la più penalizzata in termini occupazionali. <La Cna assieme, alle altre associazioni di settore e ai sindacati, - ha dichiarato il funzionario Lorenza Mastella - ha già consegnato al prefetto di Rovigo una petizione firmata da 1200 realtà polesane per un commercio sostenibile e trasparente nel settore del tessile. Occorre riorganizzarsi, fare sistema e continuare a lavorare sull’innovazione e sul grado di competitività>.

Alessandro Marangoni, 34enne, è titolare di un’azienda di tessitura di maglieria a Bergantino. <Nonostante gli investimenti fatti dal 2001 al 2002 con l’acquisto di nuovi macchinari ad alta tecnologia - spiega - ho subito un forte rallentamento produttivo a causa della migrazione delle grosse produzioni di maglieria nei paesi dell’Est, in Asia e in India e della concorrenza sleale dei laboratori cinesi. In questo periodo, inoltre, è diventato sempre più difficile il rapporto tra le banche e le imprese, dall’introduzione di ‘Basilea 2’ ovvero della nuova regolamentazione bancaria mondiale, alla diffidenza degli istituti bancari al finanziamento di progetti a breve e medio termine delle aziende, che potrebbero beneficiare di quel salto di qualità necessario per un momento così critico>.

Duilio Zanforlini, invece, ha 58 anni e vive a Melara dove da 31 anni è titolare di un’impresa tessile in via Oberdan. <Fino all’anno scorso, - racconta - lavoravano nella mia azienda sei dipendenti. Ora ci siamo solo io, mia moglie e i miei due figli, nonostante negli ultimi tre anni abbia investito oltre due miliardi per l’acquisto di attrezzature computerizzate ad alta tecnologia. Al momento la produzione è completamente ferma: speriamo di poter ripartire a fine marzo anche se le prospettive non sono per niente buone. Sei anni fa, a Melara, i laboratori di maglieria e confezione davano a lavoro a quasi trecento persone, soprattutto donne, che sono state licenziate e costrette a cambiare mestiere. Tutto questo è avvenuto nell’indifferenza assoluta del mondo politico. Spero - conclude Zanforlini - che i laboratori rimasti attivi decidano di associarsi per far sentire di più la propria voce, per difendere i propri investimenti, il lavoro e il sacrificio di una vita intera>.

(di Nicola Testoni tratto da 'Il Resto del Carlino' di domenica 13 marzo 2005)