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L'esperto
Corrado Malanga in Polesine |
Il
mistero di quei cerchi tra scienza e ufologia |
Compaiono di notte, nei campi di cereali, dopo l’avvistamento di misteriose luci nel cielo e solamente negli ultimi trent’anni ne sono stati censiti più di ottomila. Stiamo parlando dei crop circles, gli enigmatici cerchi nel grano, un fenomeno di portata mondiale che ha interessato tutti i continenti e oltre settanta paesi, tra cui l’Italia. Le forme e gli effetti tridimensionali di questi pittogrammi scolpiti nel frumento, nell’orzo e nell’avena sono ottenuti grazie ad un gioco di piegatura degli steli delle piante che vengono adagiati al suolo senza essere spezzati. Il diametro dei cerchi può variare dai trenta centimetri fino addirittura ai quattrocento metri, mentre le formazioni più complesse, rinvenute in Inghilterra a pochi passi dal suggestivo sito megalitico di Stonehenge, raggiungono anche i seicento metri di lunghezza coprendo superfici di diecimila metri quadrati. Ma il dato più sorprendente è la straordinaria precisione di queste particolari geometrie che sembrano tracciate da un enorme compasso. Tra il folto gruppo di studiosi impegnati a risolvere il complesso rebus dei crop circles spicca il nome di Corrado Malanga. Docente di chimica all’Università di Pisa e fra i più noti studiosi di ufologia a livello internazionale, Malanga giungerà questa sera, alle 21, al Centro sociale di Melara, proprio per parlare del significato simbolico dei crop circles e provare a ridurre l’aura di mistero che si è creata attorno a questo affascinate fenomeno. Due anni fa, proprio nelle campagne melaresi Gino Bianchi, un pilota di Cessna di Bergantino, scoprì quattro grandi impronte circolari: si trattava del primo crop circles del Polesine.
Che cosa ne pensa il mondo scientifico? E
allora?
Che cosa raffigurano i crop circles? Professore,
chi c’è dietro ai cerchi?
Nel giugno del 2003, presso la località melarese ‘Le Glorie’ in via santo Stefano, a scoprire i cerchi nel grano fu il pilota bergantinese Gino Bianchi, mentre stava pilotando un Cessna dell’aeroclub di Legnago assieme al figlio Francesco. Il cerchio di maggiori dimensioni misurava oltre venti metri di diametro, mentre i tre più piccoli si trovavano disposti ai vertici di un ipotetico triangolo isoscele. Le spighe non erano state né tagliate né spezzate, ma dolcemente coricate in senso orario e, in un cerchio soltanto, in senso antiorario. Dopo pochi giorni dal ritrovamento, il proprietario del campo decise di trebbiare il frumento, ma nonostante ciò le tracce dei cerchi rimasero perfettamente visibili sul suolo per settimane, attirando l’attenzione di centinaia di curiosi. Se per il Cicap, il Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale presieduto da Piero Angela, il crop circle melarese era chiaramente di origine artificiale, per il Centro accademico di studi ufologici (Usac) di santa Maria Maddalena mostrava l’80% di autenticità. Giunto sul posto, infatti, lo staff dell’Usac prelevò diversi campioni di terreno e spighe. Dalle analisi di laboratorio emerse subito l’assenza di forme di elettricità statica, magnetismo e radioattività. Alcune spighe, però, presentavano la superficie ricoperta da carbonio microcristallino prodotto da una notevole fonte di energia come le microonde. Sempre l’Usac, inoltre, scoprì che il pittogramma di Melara ricalcava perfettamente la forma di un crop circles inglese dell’aprile del 2002. Una coincidenza? |
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(di
Nicola Testoni tratto da 'Il Resto del Carlino' di venerdì 4 novembre
2005) |